Nel lungo cammino verso la Cappella Sistina, i Musei Vaticani riservano una sala che spiazza chi non la conosce già: un corridoio di 120 metri, con le pareti e la volta interamente coperte da mappe affrescate, invece delle tele e delle statue che ci si aspetta in un museo d'arte. È la Galleria delle carte geografiche, uno degli ambienti più fotografati, e più fraintesi, dell'intero percorso museale.
La struttura architettonica della galleria fu realizzata tra il 1578 e il 1580 dall'architetto Ottaviano Mascherino, su volere di papa Gregorio XIII, lo stesso pontefice che in quegli anni promosse la riforma del calendario che porta il suo nome. Il corridoio misura circa 120 metri di lunghezza per 6 di larghezza, una delle gallerie più lunghe di tutto il complesso vaticano.
L'idea alla base della decorazione fu affidata a Ignazio Danti (1536-1586), frate domenicano originario di Perugia, cosmografo, astronomo e matematico di fama, che progettò un ciclo di 40 carte geografiche raffiguranti le regioni italiane e i possedimenti dello Stato della Chiesa, ricostruendo in scala l'intera penisola lungo le due pareti della galleria. L'esecuzione materiale degli affreschi fu completata in meno di due anni da un folto gruppo di pittori coordinato da Girolamo Muziano e Cesare Nebbia, sotto la guida iconografica di Danti.
Vale la pena resistere alla tentazione di guardare la Galleria delle carte geografiche solo come un corridoio scenografico verso la Sistina. Nel Cinquecento, disporre di un ciclo cartografico di questa precisione e di questa scala era un'affermazione di controllo del territorio tanto quanto un'opera di scienza: Gregorio XIII stava facendo mappare, letteralmente sulle pareti del proprio palazzo, l'estensione reale e simbolica dello Stato pontificio.
La volta della galleria, altrettanto densa, non raffigura mappe ma un ciclo di episodi storici e miracolosi legati ai luoghi rappresentati sotto, un dialogo tra geografia fisica e narrazione sacra che rende l'insieme più complesso di quanto un rapido passaggio lasci intuire.
La maggior parte dei visitatori percorre la Galleria delle carte geografiche in pochi minuti, spesso guardando più il soffitto dorato che le mappe stesse, complice il flusso continuo di persone che caratterizza questo tratto del percorso nelle ore di punta. Chi ha qualche minuto in più può invece provare a riconoscere la propria regione d'origine tra le quaranta carte, oppure osservare come Danti abbia orientato le mappe non secondo il nord convenzionale, ma secondo l'asse della penisola italiana vista dall'Appennino, una scelta cartografica insolita che riflette il punto di vista "dall'interno" con cui fu concepito l'intero ciclo.
È uno degli ambienti in cui il varco tra "attraversare" e "vedere" i Musei Vaticani si misura più chiaramente: la galleria è un passaggio obbligato verso la Cappella Sistina, ma merita di essere trattata come una tappa a sé, non come un corridoio.
